Scopriamo di più sul modello di intervento precoce basato sulla relazione e sul gioco
L’Early Start Denver Model (ESDM) è un modello di intervento precoce sviluppato da Sally J. Rogers e Geraldine Dawson per sostenere lo sviluppo dei bambini con disturbo dello spettro dell’autismo. L’ESDM nasce dall’integrazione di diversi approcci e da un’idea fondamentale: i bambini imparano soprattutto attraverso le relazioni e le esperienze che vivono ogni giorno.
Nei primi anni di vita, infatti, gran parte dell’apprendimento avviene proprio mentre si gioca, si comunica, si esplora l’ambiente e si interagisce con gli altri. Quando un bambino è poco motivato dai contesti sociali, può avere meno occasioni spontanee per fare queste esperienze.
L’obiettivo dell’ESDM è quindi aumentare le opportunità di apprendimento all’interno di interazioni piacevoli e significative, sostenendo contemporaneamente lo sviluppo della comunicazione, delle abilità sociali, del gioco, della cognizione, dell’imitazione, della motricità e delle autonomie.
Imparare attraverso la relazione
Nell’ESDM l’insegnamento avviene all’interno della relazione. L’adulto non propone esercizi al bambino, ma cerca innanzitutto di entrare nel suo mondo, comprendere ciò che lo interessa e costruire insieme a lui un’attività coinvolgente. Il bambino ha un ruolo attivo: le sue iniziative, i suoi interessi e i suoi segnali comunicativi aiutano l’adulto a capire come proseguire l’interazione.
Immaginiamo, per esempio, un bambino che ama giocare con le bolle di sapone. L’adulto può utilizzare proprio questo interesse per creare occasioni di comunicazione e apprendimento: aspettare che il bambino chieda di continuare, alternarsi nei turni, imitare le sue azioni, introdurre piccole variazioni nel gioco, accompagnare le azioni con parole e gesti.
In questo modo, un’attività che il bambino trova piacevole diventa anche un’occasione per imparare. Non si tratta quindi di insegnare qualcosa interrompendo il gioco, ma di utilizzare il gioco e le attività quotidiane come contesti naturali di apprendimento.
Seguire la guida del bambino
Uno degli aspetti caratteristici dell’ESDM è l’importanza attribuita alla motivazione e all’iniziativa del bambino. L’adulto osserva ciò che il bambino guarda, fa, cerca o comunica e utilizza questi segnali per costruire l’interazione. Seguire la guida del bambino non significa lasciargli fare sempre ciò che vuole. Significa, piuttosto, partire da ciò che per lui è interessante per costruire un’attività condivisa.
L’adulto può proporre delle scelte, introdurre nuovi elementi nel gioco, aspettare che il bambino comunichi una richiesta, imitare le sue azioni e alternare il turno con il bambino. Il momento del gioco diventa così uno spazio in cui sia adulto che bambino sono coinvolti e hanno un ruolo attivo.
Il gioco come contesto di apprendimento
Nell’ESDM il gioco ha un ruolo centrale. Le attività vengono scelte in base all’età, agli interessi e al livello di sviluppo del bambino e possono essere utilizzate per lavorare contemporaneamente su diverse competenze.
Durante un gioco con le costruzioni, per esempio, si può lavorare sulla motricità fine, sull’imitazione, sulla comunicazione e sulla condivisione dell’attenzione. Durante una canzone si possono invece creare occasioni per aspettare, imitare gesti o parole, chiedere di continuare o interrompere l’attività.
Questo è uno degli aspetti più importanti dell’ESDM: gli obiettivi di sviluppo vengono inseriti all’interno di attività divertenti e motivanti.
Le routine socio-sensoriali
Tra le attività caratteristiche dell’ESDM ci sono le routine socio-sensoriali: sono giochi brevi e coinvolgenti nei quali l’interesse principale non è rivolto a un oggetto, ma alla persona con cui si sta giocando. Possono essere, per esempio, giochi con le bolle, canzoncine accompagnate da movimenti, giochi corporei o attività che prevedono un elemento di sorpresa. Queste routine hanno una struttura prevedibile, ma lasciano spazio all’iniziativa del bambino. Proprio la ripetizione permette al bambino di anticipare ciò che sta per accadere e di trovare sempre più occasioni per partecipare attivamente.
L’obiettivo è favorire attenzione sociale, motivazione, comunicazione, imitazione e alternanza dei turni, creando un’esperienza condivisa.
Un intervento individualizzato
Nell’ESDM gli obiettivi di trattamento vengono definiti in base alle caratteristiche uniche di ogni bambino.
L’intervento parte da una valutazione delle competenze presenti e di quelle emergenti nelle diverse aree dello sviluppo, tra cui comunicazione, attenzione condivisa, abilità sociali, imitazione, cognizione, gioco, motricità e autonomie. A partire da questa valutazione vengono individuati obiettivi in base al livello di sviluppo del bambino e alle sue specifiche necessità.
Gli obiettivi vengono poi inseriti nelle attività quotidiane e monitorati nel tempo, così da verificare i progressi e decidere quali competenze sostenere successivamente.
L’importanza dei caregiver
Un altro elemento fondamentale dell’ESDM è il coinvolgimento della famiglia.
I genitori e le altre persone che si prendono cura del bambino trascorrono con lui molto più tempo di qualsiasi professionista. Per questo motivo, le interazioni quotidiane rappresentano una straordinaria risorsa per creare occasioni di apprendimento. I genitori possono impararea riconoscere le opportunità di comunicazione e apprendimento già presenti nella vita quotidiana e utilizzare strategie per rendere queste interazioni ancora più ricche.
Un momento di gioco, il pasto, la vestizione o una passeggiata possono diventare occasioni per comunicare, condividere l’attenzione, imitare, aspettare il proprio turno, fare una scelta o imparare una nuova abilità. Il caregiver diventa quindi un partner di gioco e di apprendimento, capace di sostenere lo sviluppo del bambino proprio nei contesti in cui vive ogni giorno.
Dalla terapia alla vita quotidiana
Uno degli obiettivi dell’ESDM è fare in modo che le competenze apprese non rimangano confinate al momento dell’intervento. Una capacità è realmente utile quando il bambino riesce a utilizzarla con persone diverse, in situazioni diverse e in contesti diversi. Per questo l’ESDM presta particolare attenzione alla generalizzazione e all’utilizzo di strategie all’interno delle routine quotidiane. Il lavoro non consiste quindi soltanto nell’insegnare una nuova abilità, ma nel creare le condizioni perché il bambino possa utilizzarla spontaneamente nella vita di tutti i giorni.
Fonti e approfondimenti
Per chi desidera approfondire, questi sono alcuni dei lavori scientifici di riferimento sui temi citati nell’articolo.
- Colombi, C., Narzisi, A., Ruta, L., Cigala, V., Gagliano, A., Pioggia, G., et al. (2018). Implementation of the Early Start Denver Model in an Italian community. Autism, 22(2), 126–133.
- Contaldo, A., Colombi, C., Narzisi, A., & Muratori, F. (2016). The social effect of “being imitated” in children with autism spectrum disorder. Frontiers in Psychology, 7, 726.
- Contaldo, A., Colombi, C., Pierotti, C., Masoni, P., & Muratori, F. (2020). Outcomes and moderators of Early Start Denver Model intervention in young children with autism spectrum disorder delivered in a mixed individual and group setting. Autism, 24(3), 718–729.
- Dawson, G. (2008). Early behavioral intervention, brain plasticity, and the prevention of autism spectrum disorder. Development and Psychopathology, 20(3), 775–803.
- Dawson, G., Rogers, S., Munson, J., Smith, M., Winter, J., Greenson, J., et al. (2010). Randomized, controlled trial of an intervention for toddlers with autism: The Early Start Denver Model. Pediatrics, 125(1), e17–e23.
- Landa, R. J. (2018). Efficacy of early interventions for infants and young children with, and at risk for, autism spectrum disorders. International Review of Psychiatry, 30(1), 25–39.
- Rogers, S. J., & Dawson, G. (2010). Early Start Denver Model for young children with autism: Promoting language, learning, and engagement. Guilford Press.
- Schreibman, L., Dawson, G., Stahmer, A. C., Landa, R., Rogers, S. J., McGee, G. G., et al. (2015). Naturalistic developmental behavioral interventions: Empirically validated treatments for autism spectrum disorder. Journal of Autism and Developmental Disorders, 45(8), 2411–2428.
- Zwaigenbaum, L., Bauman, M. L., Choueiri, R., Kasari, C., Carter, A., Granpeesheh, D., et al. (2015). Early intervention for children with autism spectrum disorder under 3 years of age: Recommendations for practice and research. Pediatrics, 136(Suppl. 1), S60–S81.



