Interveniamo

Un intervento precoce, guidato da voi

Impariamo insieme a trasformare il gioco e le esperienze di ogni giorno in occasioni di apprendimento per il vostro bambino. Non al posto vostro, ma con voi: ci incontriamo online, ovunque siate, perché siete voi a stare con lui ogni giorno.

cosa facciamo?

Cosa significa intervento precoce?

Significa intervenire nei primi anni di vita, una fase in cui lo sviluppo è particolarmente dinamico e le esperienze quotidiane possono rappresentare preziose occasioni di apprendimento. L’obiettivo è riconoscere e sostenere tempestivamente quelle aree dello sviluppo che mostrano maggiori fragilità, senza necessariamente attendere che sia presente una diagnosi.

Per chi?

A chi si rivolge questo intervento?

Il nostro lavoro si rivolge ai bambini piccoli che presentano difficoltà o fragilità, in particolare sul versante della comunicazione, della relazione sociale, del comportamento e delle abilità di gioco. Questi segnali possono emergere già nei primi anni di vita e, in alcuni casi, possono inserirsi all’interno di traiettorie di sviluppo atipiche o associarsi a condizioni del neurosviluppo, come il disturbo dello spettro autistico, l’ADHD, o altri profili di neurodivergenza.

La presenza di una fragilità non significa necessariamente che il bambino riceverà una diagnosi. Significa, però, che esistono competenze che possiamo iniziare a sostenere fin da subito, senza dover necessariamente aspettare che un quadro diagnostico sia definito.

Perché?

Perché lavoriamo con i caregiver?

Nel nostro lavoro abbiamo toccato con mano quanto genitori ed educatori possano fare la differenza nello sviluppo dei bambini, soprattutto quando imparano a trasformare il gioco e le attività di ogni giorno in occasioni di apprendimento, relazione e comunicazione.

La ricerca scientifica sull’intervento precoce conferma l’importanza del coinvolgimento attivo delle persone che vivono ogni giorno accanto al bambino. Genitori ed educatori non sono semplicemente osservatori del percorso: possono diventare parte attiva dell’intervento, imparando a riconoscere e creare opportunità di apprendimento all’interno delle esperienze che già condividono con il bambino.

Come funziona

Il nostro percorso

01

Ci scrivete

Poche righe, senza impegno: non serve raccontare tutto adesso.

02

Ci conosciamo

Parlateci di voi e del vostro bambino e vi spiegheremo cosa possiamo fare insieme.

03

Concordiamo gli obiettivi

Identifichiamo le aree dello sviluppo che devono essere sostenute e definiamo obiettivi specifici.

04

Cominciamo!

Troviamo insieme le strategie migliori per sostenere lo sviluppo del vostro bambino.

Domande frequenti

Le cose che ci chiedono più spesso

Serve una diagnosi per iniziare?

No, non è necessario avere già una diagnosi.

Il percorso può iniziare anche quando è stata segnalata una condizione di rischio per un disturbo del neurosviluppo, ad esempio da parte del neuropsichiatra infantile, oppure quando la famiglia, il pediatra o la scuola osservano comportamenti atipici, ritardi o fragilità nell’acquisizione delle tappe dello sviluppo socio-comunicativo, relazionale, del gioco o della regolazione comportamentale.

Nei primi anni di vita, infatti, non è necessario aspettare che venga formulata una diagnosi per iniziare a sostenere lo sviluppo del bambino. Intervenire precocemente significa proprio poter lavorare sulle competenze emergenti e sulle difficoltà osservabili nel presente, indipendentemente dalla presenza di un’etichetta diagnostica. Il primo passo sarà comprendere insieme i bisogni del bambino e della famiglia e valutare se il nostro percorso è indicato. Quando necessario, suggeriremo di affiancare al percorso una valutazione specialistica.

Da che età si può cominciare?

Il percorso è rivolto principalmente a bambini a partire dai 18 mesi e, più in generale, alla fascia di età prescolare, fino ai 6 anni.

L’intervento precoce si concentra infatti sui primi anni di vita, un periodo particolarmente importante per lo sviluppo delle competenze comunicative, sociali, relazionali e di gioco e in cui possono iniziare a emergere eventuali fragilità o ritardi nell’acquisizione di queste abilità.

Non è però necessario aspettare un’età precisa per chiedere un confronto: se anche prima dei 18 mesi la famiglia, il pediatra o altri professionisti osservano segnali che destano preoccupazione rispetto allo sviluppo, è possibile contattarci per capire insieme quale possa essere il passo più appropriato.

Sostituisce la terapia in presenza?

No. Il percorso online non sostituisce la terapia diretta in presenza e, quando questa è indicata, può affiancarla e integrarla.

Il nostro intervento si concentra soprattutto sul coinvolgimento attivo dei genitori e degli altri caregiver, con l’obiettivo di aiutarli a riconoscere e utilizzare le tante opportunità di apprendimento che si presentano nella quotidianità del bambino.

La consulenza online ha inoltre possibilità e limiti specifici, che verranno condivisi chiaramente con la famiglia. Per questo, prima di iniziare, valuteremo insieme se questa modalità è appropriata rispetto ai bisogni del bambino e, quando necessario, consiglieremo di affiancarla a una presa in carico diretta o ad altri interventi specialistici.

Quanto dura il percorso?

Non è possibile stabilire a priori una durata precisa del percorso. Ogni bambino e ogni famiglia hanno bisogni, risorse e obiettivi diversi e il percorso viene costruito e aggiornato sulla base di questi.

Nel tempo monitoreremo insieme i progressi e ridefiniremo gli obiettivi in base alle competenze che il bambino acquisisce e alle nuove esigenze che possono emergere.

Il percorso si conclude quando gli obiettivi individuati sono stati raggiunti e non emergono ulteriori aspetti sui quali sia necessario lavorare attraverso questa modalità di intervento.

Possiamo partecipare in due, o coinvolgere i nonni?

Assolutamente sì, anzi, quando possibile lo consigliamo. La partecipazione di entrambi i genitori può essere molto utile per condividere strategie e obiettivi e favorire una maggiore continuità nelle diverse situazioni della vita quotidiana.

Il percorso può inoltre coinvolgere altri caregiver significativi, come nonni, babysitter o altre persone che si occupano regolarmente del bambino. Ampliare il numero di adulti che conoscono e utilizzano le strategie permette di creare più occasioni di apprendimento nei diversi momenti e contesti della giornata e favorisce la generalizzazione delle competenze acquisite.

Naturalmente, non è necessario che tutti partecipino a ogni incontro: valuteremo insieme chi coinvolgere e in quali momenti, sulla base dell’organizzazione e dei bisogni specifici di ciascuna famiglia.