Accompagnare senza insegnare

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Lavorare con i genitori non significa insegnare loro come comportarsi: una riflessione sul ruolo del professionista.

“Nel lavoro di crescere i figli, le cose importanti si fanno momento per momento, mentre accadono i fatti della vita. Non esistono lezioni, né momenti specifici per imparare.”

– Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista


Nella società dell’informazione e dell’apprendimento continuo, i genitori sono, da un lato, continuamente sollecitati da corsi, guide, gruppi social e professionisti, che promettono di insegnare loro come essere genitori migliori, dall’altro, sono anche continuamente esposti a racconti, commenti e casi mediatici che sostengono come questo o quel genitore, siano, per vari motivi, incompetenti.

Ma cos’è la “competenza genitoriale”? Esiste? Si può insegnare?

Proviamo a riflettere su queste domande a partire dagli studi della pedagogista Laura Formenti.

Esiste la “competenza” genitoriale?

Nell’ambito della psicologia sono state condotte moltissime ricerche sulle competenze genitoriali, che hanno studiato vari fattori, tra cui le caratteristiche personali, ambientali e sociali delle famiglie; tuttavia, non è mai stato raggiunto uno standard condiviso su come valutare queste competenze.

Sono stati invece sviluppati vari modelli di valutazione, alcuni basati su indicatori comportamentali (cosa il genitore “fa”), alcuni sul profilo cognitivo-affettivo (il “carattere” del genitore come prodotto della relazione con i propri genitori) e altri sullo studio di interazione e relazioni familiari (come i componenti della famiglia interagiscono tra loro). 

Tutti questi modelli hanno evidenti limiti: i primi nel tentativo di comprendere dall’esterno i comportamenti dei genitori, i secondi nel dare quasi per scontata la trasmissione di dinamiche disfunzionali da una generazione all’altra, gli ultimi nel cercare di mettere sotto la lente di ingrandimento un processo fluido e dinamico come quello delle relazioni, che non si presta bene ad essere “fotografato” in un determinato momento.

La genitorialità come esperienza situata

Vista l’evidente difficoltà nel valutare queste competenze, la riflessione pedagogica propone una visione diversa: forse le competenze genitoriali non possono essere valutate come caratteristiche delle persone, perché si sviluppano all’interno di un contesto, nella quotidianità del “fare”, nelle decisioni prese volta per volta nel processo sempre nuovo e pieno di imprevisti del crescere un bambino o una bambina.

Questo approccio suggerisce quindi di osservare i contesti, cioè di capire quali sono i contesti (ad esempio quelli istituzionali o sociali) che permettono al genitore di scoprirsi in questo ruolo, di osservarsi e di poter agire e scegliere come ritiene più giusto.

Saranno le esperienze concrete a costruire nel genitore la consapevolezza e la competenza, e forse potrà raccontare in che modo e in che contesto si sente competente, senza che altri debbano valutarlo al suo posto.

Il ruolo del professionista

Cosa succede allora quando in questo contesto, per qualsiasi motivo, si inserisce un professionista?

Secondo questo approccio, il ruolo del professionista non è insegnare, ma costruire un confronto a partire da quello che il genitore sente, pensa e fa, dandogli fiducia e ascolto, e incoraggiandolo a prendersi le proprie responsabilità. Perché se la competenza genitoriale si forma nella quotidianità, in quella quotidianità non sempre ci sarà un professionista, anzi, non ci sarà quasi mai.

E c’è un altro aspetto che risulta problematico negli approcci che “insegnano” al genitore: non solo non tengono conto dell’unicità del genitore, ma neanche del bambino o della bambina; ogni bambino è diverso, ha bisogni e caratteristiche diversi, ha una vita propria che si svolge nei contesti quotidiani, e il professionista non può conoscere tutto questo, se non tramite i racconti e le osservazioni del genitore; il professionista può comprendere le caratteristiche e i bisogni del bambino solo se si mette in ascolto e se il genitore racconta di sé, della sua famiglia e del suo bambino.

Il professionista metterà poi la sua formazione e la sua esperienza a disposizione del genitore per proporre osservazioni, idee, possibili strategie da utilizzare o possibilità da considerare, ma sarà sempre il genitore a fare le sue scelte e trovare le sue risposte.

Il lavoro dei professionisti è essere con i genitori, non al posto loro: essere con loro nelle sfide, nelle difficoltà e nelle incertezze, senza risposte pronte, ma con rispetto e fiducia.


Fonti e approfondimenti

  • Formenti, L. (2008). Genitorialità (in)competente? Una rilettura pedagogica. Rivista Italiana di Educazione Familiare, n. 1 – 2008, 78-91.
  • Winnicott D.W. (1939-1962). Colloqui con i genitori. (Trad. it.) Milano: Cortina,1993.

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