Imitarsi, aspettarsi, completare l’azione dell’altro: piccoli scambi che sostengono la relazione e lo sviluppo sociale.
Avete mai osservato un adulto e un bambino mentre giocano davvero insieme?
Uno propone un’azione e l’altro la riprende. Il bambino inventa qualcosa di nuovo e l’adulto lo segue. Uno inizia, l’altro completa. A volte basta uno sguardo per capire cosa sta per succedere.
In questi piccoli scambi adulto e bambino stanno facendo qualcosa di importante: stanno imparando a coordinarsi l’uno con l’altro.
La coordinazione interpersonale
La coordinazione interpersonale è la capacità di coordinare nel tempo e nello spazio i propri movimenti con quelli di un’altra persona, imitandone le azioni oppure realizzando azioni complementari.
Per farlo dobbiamo prestare attenzione alla posizione dell’altro, ai suoi movimenti e alle sue intenzioni e, nello stesso tempo, organizzare le nostre azioni in relazione alle sue. È una competenza strettamente intrecciata allo sviluppo sociale e al modo in cui impariamo, progressivamente, ad agire insieme agli altri.
La sincronia si costruisce fin dai primi scambi
La ricerca sullo sviluppo mostra quanto precocemente inizi questa sorta di danza tra bambino e adulto. Ruth Feldman ha descritto la sincronia genitore-bambino come una coordinazione temporale dei comportamenti sociali che si costruisce già nei primi mesi di vita e si trasforma nel corso dello sviluppo.
Pensiamo ai primi scambi: un genitore osserva i segnali del neonato e risponde; poi arrivano gli sguardi, le vocalizzazioni, le espressioni emotive condivise e forme sempre più complesse di comunicazione. La letteratura collega queste esperienze di sincronia a importanti dimensioni dello sviluppo sociale, tra cui autoregolazione, uso simbolico ed empatia.
Per questo, nell’intervento precoce, ci interessa offrire al bambino molte occasioni per fare qualcosa insieme a un’altra persona. E il gioco è uno dei contesti più naturali in cui farlo.
Imitarsi e costruire qualcosa insieme
Immaginiamo un genitore e un bambino che giocano con degli animali giocattolo. Il genitore prende un cavallo e lo fa saltare dentro un recinto; il bambino ha a disposizione un altro animale e può provare a ripetere subito quell’azione.
Ma la direzione può anche invertirsi. Il bambino mette il suo animale a dormire e il genitore lo imita. È un gesto semplice, ma può comunicare qualcosa di molto potente: “Ti sto guardando. Ho visto la tua idea e la sto condividendo con te”. Da qui il gioco può proseguire come uno scambio: a volte propone l’adulto, a volte il bambino, e poco alla volta entrambi contribuiscono ad ampliarlo.
Possiamo fare un passo ulteriore attraverso le azioni complementari. Se il bambino sta impilando dei blocchi per costruire una torre, il genitore può tenerla ferma mentre lui aggiunge un nuovo pezzo; successivamente i ruoli possono invertirsi. Questa volta fanno cose diverse, ma coordinate verso lo stesso obiettivo.
Quando insieme è più divertente
Con queste attività condivise il genitore sostiene la coordinazione interpersonale e, nello stesso tempo, può rendere il gioco più ricco: aggiunge un’idea, aiuta a raggiungere uno scopo, sorprende, imita, aspetta e lascia spazio all’iniziativa del bambino.
Ed è forse questo l’aspetto che ci piace di più: quando la presenza dell’altro aggiunge qualcosa all’esperienza, aumentano anche le occasioni per cercarsi, osservarsi, comunicare e imparare l’uno dall’altro.
A volte il segnale è piccolissimo: il bambino fa qualcosa, ci guarda e aspetta di vedere che cosa faremo noi. In quello sguardo c’è già molto di ciò che vogliamo costruire: un gioco che non appartiene più soltanto a uno dei due, ma diventa davvero condiviso.
E quando stare insieme rende il gioco più divertente, le opportunità di apprendimento si moltiplicano.
Fonti e approfondimenti
Per chi desidera approfondire, questi sono alcuni dei lavori scientifici di riferimento sui temi citati nell’articolo.
- Feldman, R. (2007). Parent–infant synchrony and the construction of shared timing: physiological precursors, developmental outcomes, and risk conditions. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 48(3–4), 329–354. Vai all’articolo
- Feldman, R. (2007). Parent–Infant Synchrony: Biological Foundations and Developmental Outcomes. Current Directions in Psychological Science, 16(6), 340–345. Vai all’articolo
- Harrist, A. W., & Waugh, R. M. (2002). Dyadic synchrony: Its structure and function in children’s development. Developmental Review, 22(4), 555–592. Vai all’articolo
- Rauchbauer, B., & Grosbras, M.-H. (2020). Developmental trajectory of interpersonal motor alignment: Positive social effects and link to social cognition. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 118, 411–425. Vai all’articolo



